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La ricerca della felicità


di animatrav
03.02.2026    |    1.494    |    2 7.5
"Oggi è martedì e ho appena finito di scrivere la storia che riguarda il mio sogno realizzato che, poco alla volta, si sta scrivendo..."
Di solito racconto storie vere. Anche questa lo è, ma poiché è una cosa importante, voglio provare a raccontarla in modo diverso: strada facendo.

Ho sempre sognato l’amore vero, non soltanto da uomo. Anche la parte femminile che abita in me ha sempre desiderato essere amata per ciò che è, e non solo per i desideri che suscita negli uomini. Sognavo una situazione simile a quella con lo sconosciuto incontrato per un semplice fine. Quell’avventura ha però finito per farmi innamorare di lui. A ricordo di quell’episodio scrissi “Ti amo sconosciuto”: la storia che racconta di come tutto avvenne.
Da allora è passato molto tempo e ho sofferto la mancanza di una figura maschile al mio fianco, ma alla fine l’ho trovata. Nelle tante risposte volgari e scontate che mi arrivavano via mail, ce n’era una che si distingueva dalle altre per un testo pulito, essenziale, scritto in maniera impeccabile. L’uomo, dall’altra parte, mi rivelava di avere scorto in me sincerità e si era voluto proporre.
All’inizio la conversazione era frammentaria, con domande e risposte di circostanza che non rendevano giustizia a quel dialogo. Poi, dopo esserci ritrovati nello stesso momento davanti allo schermo dello smartphone, abbiamo subito capito che qualcosa era scattato. Era da un po’ che non mettevo i miei abiti femminili perché, come ho ribadito più volte, non ho mai provato un desiderio fisico nell’indossarli, quanto nel valorizzare aspetti di quell’altra parte di me che solo un buon occhio avrebbe saputo scorgere. L’uomo si accorse subito che chi era dall’altra parte del telefono non era un semplice travestito, ma una persona nata con due anime, e una di queste lo stava cercando. Vivevamo situazioni molto simili, poiché anche lui conviveva con una donna e le voleva bene, ma non trovava in lei la sensualità e la scintilla che potessero riaccendere la passione. Soprattutto, lui aveva una predilezione per le persone del suo stesso sesso, purché mostrassero la femminilità che da tempo era svanita nella sua donna, oltre a un’indole femminile altrettanto autentica.
La cosa che più mi aveva meravigliato di lui, era che non mi aveva chiesto la solita infinità di foto: gliene era bastata una per fargli capire che ero io la persona adatta a lui. Dopotutto anche io non avevo avuto bisogno di molte conferme e non passò molto tempo prima che ci ritrovammo a flirtare al telefono messaggiando con lo stesso entusiasmo di due ragazzini. Non abbiamo mai parlato di sesso, ma la dolcezza delle parole ci provocava lo stesso piacere. La conferma che fosse lui la persona giusta l’ho avuta il mattino seguente durante la nostra prima vera conversazione che era seguita al suo messaggio di buongiorno.
Sebbene non avesse scritto altro, avevo avvertito il suo desiderio, il bisogno di avermi accanto. Non è passato tanto che abbiamo pianificato un incontro e, di conseguenza, ho fatto diverse prove davanti allo specchio. Dopo due anni, indossare di nuovo quegli abiti ha suscitato in me uno strano effetto.

L’appuntamento è fissato per martedì mattina, a casa sua, e non gli importa che io sia al massimo della forma perché mi ha confidato di volermi per come sono e non per come appaio. Ovviamente anche l’occhio vuole la sua parte – altrimenti si sarebbe accontentato della compagna – e io so che cosa accadrà e voglio farmi trovare al meglio!

Lunedì:
Come in tutte le belle storie, c’è l’inghippo. Siamo entrambi entusiasti ed euforici per l’incontro a cui manca soltanto un giorno. Lui mi chiede rassicurazioni sul mio abbigliamento ed io, innamoratami del suo sapermi vedere dentro, gli propongo di vestirmi in maniera poco sensuale perché in fondo è della mia anima che si è innamorato. Lui mi dice che non devo vestire in maniera troppo trascurata perché altrimenti non lo ecciterò.
Panico.
Ma di chi mi sono innamorato? Avviamo una conversazione per cercare di chiare gli equivoci, ma ogni messaggio è uno schiaffo rivolto all’altro. Fatico a credere che in pochi istanti crolli una certezza. Subito si passa ai diritti di ognuno perché nulla deve essere dato per scontato, e in meno di due ore siamo due perfetti sconosciuti.
Dalla rabbia ho scritto una nuova inserzione: voglio ferirlo! D’altronde è l’orgoglio che ci domina. Passo la serata sul letto a rivangare sul perché di una fine come quella.
Metto da parte l’orgoglio e in un lungo messaggio riassumo la nostra breve vita fino a quel punto: voglio fare chiarezza. Recupero il contatto che avevo cestinato e lo riabilito. Sento il cuore che mi batte. Non posso pensarci troppo: INVIA. Lui visualizza il lungo messaggio dopo quasi un’ora e ci mette lo stesso tempo per rispondere: doveva essere con lei. Si dice felice delle mie parole, ma non accenna all’appuntamento del giorno dopo. Mi sveglio alle quattro del mattino per dirgli che lo stavo pensando, ma la risposta mi arriva a meno di un’ora da quello che era il vecchio appuntamento. Penso a tutti i preparativi che ho vanificato per una stupida lite. A quest’ora mi sarei dovuto preparare per andare da lui, penso.
Trovo la forza di scrivergli: «Mi vuoi?»
«Certo che ti voglio!» risponde.
«Perché non mi inviti a venire da te?!»
«Vuoi venire?», mi domanda.
Vado su tutte le furie: «Devi impormelo!»
«Preparati», mi dice. «Stamattina ti voglio da me».

Come pianificato, venti minuti di ritardo, rispetto al primo appuntamento, gli dico che sono sotto casa.
Mi apre la porta e salgo al suo piano. Gli ho chiesto di restare chiuso in una stanza perché non deve vedermi entrare.
Quando sto percorrendo l’ultima rampa di scale, sento la porta schiudersi. Come promesso, oltre il portoncino è buio assoluto e la luce del bagno è accesa. Mentre mi dirigo verso la luce, noto la candela al centro del tavolo; da un tono romantico all’ambiente. Dentro di me sorrido.
Entro in bagno con il cuore in gola. Mi tremano le mani e in pochi attimi rompo la protesi del finto seno. Devo rinunciarci. Indosso tutto ciò che ha desiderato: non posso correre il rischio di perderlo. Dieci minuti dopo esco. L’aria in casa è serena e la sagoma che vedo oltre il riflesso della candela mi sorride. Trema. Io ancora più di lui. Mi offre il caffè che prendiamo mentre siamo seduti al tavolo, ma il bisogno di averlo tutto per me mi fa cadere tra le sue braccia. Il suo abbraccio è forte, possente. Lo stringo e sentire anche lui che trema mi fa sentire ancora più protetta. Dopotutto non è un habitué. Dal contatto avverto l’eccitazione che temevo di non suscitare in lui, e la cosa mi lusinga non poco. Ci baciamo per almeno cinque minuti e non mi tocca, non mi palpa. È gentile e i suoi baci sono colmi di desiderio. Spontanei, morbidi, sanno di amore. Gli chiedo cose che solo lui sa (altro motivo di discussione) ma ora mi risponde serenamente perché ha capito chi ha di fronte. Lo amo e glielo dico. Sono io che gli guido le mani sotto i miei vestiti, e sempre io gli metto davanti il mio corpo. Possiedimi, gli dico con gli occhi e lui sembra aver capito. Mi palpa, mi morde, mi respira! A malincuore lasciamo il luogo del nostro incontro per andare in camera da letto. Solo allora ci lasciamo andare completamente, e nonostante la passione, le nostre labbra non si inchiodano l’una dall’altra. Persino mentre parliamo stiamo appiccicati. «Grazie amore per avermi fatto questo regalo. Ops, scusa… ti ho chiamato…»
«Mi hai chiamato con il nome giusto», mi risponde. Dopo aver fatto l’amore sono andato via…
«Andata!», mi rimprovererebbe lui. Perché dice che per lui sono una donna e non ha mai sognato tanto quanto oggi qui con me.
Non so se è vero, ma mi piace pensare che lo sia.
Oggi è martedì e ho appena finito di scrivere la storia che riguarda il mio sogno realizzato che, poco alla volta, si sta scrivendo.
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